sabato 14 gennaio 2012

Puntata n°7: quandopiovecomepiove?

Premessa, non so che ho(?), ma questo post non fa tanto ridere (chestrano! sarà l'hangover di ieri e mercoledì assieme).

Un po' di tempo fa mi scrivevo con un amico, ci diciamo vicendevolmente che nelle nostre città temporaneamente abitate dai nostri corpi sta piovendo. Finiamo a parlare, proprio come i vecchi alla posta che ritirano la pensione, del tempo atmosferico, in particolare della pioggia. Lui mi fa: "Non saremo un po' banali, ma possiamo elencare tutti i tipi di pioggia...". Al che rispondo: "Amo la pioggia e parlare dei tipi di pioggia; ad esempio qua Roma piove fitto, sai quella pioggia densa e pesante?". A Roma, in effetti, pioveva tanto e ininterrottamente dalla notte precedente, coi tuoni, lampi e saette, tirava il vento stronzo (un uragano); sì, dai che lo sai, è  proprio quella pioggia tipica di Roma che ti si attacca addosso e poi non ti molla più, con l'umido che scava nelle ossa. Gli acquazzoni che vanno e che vengono e spesso "vengono" proprio mentre tu sei per strada senza ombrello a piedi a kilometri dal posto da raggiungere. Lui, ubicato invece nel nord-ovest dell'Europa franco-rodanese, mi racconta della pioggerella 
fina e persistente che quasi non ti accorgi che esista fisicamente, impalpabile, ma con il vento "sfondaombrelli". Alla fine un po' ti ci abitui, che quasi ci convivi - poi però arrivano quelle folate di vento che ti destano in modo fastidioso e ti ricordano che, comunque vada, ti stai bagnando -, o forse no. 
Da lì i luoghi comuni sulla pioggia londinese, quella quella irlandese e su quella russo siberiana (ma poi pioverà davvero anche lì, o sarà solo una distesa immensa di gelo e gulag?). 
La pioggia non è solo musicale, è proprio che ogni pioggia ha il suo tipo di musica. Ogni città ha il suo tipo di pioggia. Ogni dittongo che compone una parola scritta o detta è una molecola di  quell'H2O con un Ph più o meno inferiore a 5. Ogni cosa ha quindi un suo corrispettivo scomposto composto da qualche parte col suo tipo di musica. E allora io ora vorrei stare sotto la pioggia di un'altra città. Accorcio le distanze immateriali, ma non quelle materiali.
Ora spengo le orecchie e roteo gli occhi: sono sotto la pioggia di un'altra planimetria con la giusta musica e ogni cosa sembra essere al suo posto, tranne il mio corpo; tutto realmente incasellato, tranne la carne, le ossa, i muscoli, le cervella. In me non alberga dubbio, terrore o paura, questa è la cosa più spaventosa. Non ho più alcuna paura di soffrire. Un calcio in faccia e via. L'unico martirio sarà la futura ingestibile assenza e la tangibile inconsistenza.
Alienazione. Respirare brina e nebbia.
Si può amare qualcosa di immateriale? Può nella quotidianità  ciò diventare come quella pioggerellina che concettualmente non esiste, ma poi ti prende a schiaffi e ti ricorda che fisicamente è lì a bagnarti costantemente?
Accorcio le distanze tra me e me
. Vorrei accorciale anche con te. Accorcio le distanze. Il sangue pompa lontano e prosciuga -  collasso (male) - cardiocircolatorio - resta qua...