.21022012.
E' una data palindroma. Un giorno palindromo.
Una sequenza di numeri che si evolvono in cifre ribaltabili senza problema alcuno. Il problema qual'è? E' che come gira, gira, la questione resta la medesima, non solo nella sostanza, ma proprio nella forma.
Sembra incredibile! Eppure il palindromo c'è, esiste, popola il nostro mondo e lo influenza. Anzi forse noi viviamo in un mondo palindromo. I palindromi sono ovunque. Si nascondono sotto il cappello e gli occhiali da sole ad ogni angolo di strada.
Tutto è palindromo.
Ma solo qualcosa lo è evidentemente.
Per chi come me è affascinato da questa esternazione di percorsi percorribili in entrambi i versi (perché identici, polipercorribili, polifunzionali, poli della stesso percorso), non solo ne è attratto dalla perfezione geometrica, o dalla chiarezza con cui si legge o si intende tale cosa, ma è altratto molto probabilmente dal gioco enigmatico che c'è al suo interno.
Dai il palindromo è troppo perfetto in un mondo imperfetto.
E' totale emblema di imperfezione data dalla ciclicità schifosa e impossibile da scardinare delle nostre vite. Ad esempio, no per dire, io ora dovrei uscire di casa e invece sto qua scrivere un blog, quanto cazzo poco ha senso questa cosa e questa vita (la mia)?
E nulla sto qua che parlo di palindromi, che invece hanno senso, sono perfetti.
Perché sì, ammettiamolo no, è più bello vivere nel mondo delle "Idee di Platone".
Idealizzare tutto: persone, vite, prospettive, luoghi, racconti e relazioni. Il tangibile è una merda diciamocelo. E' imperfetto, sporco, logoro. Presenta problemi, opacità, retaggi impossibili da scrostare. Invece guarda lì, l'idea come è perfetta, come mi piace quell'idea precisa e idealizzata che sta lì. Il guardare in faccia una persona e parlarci "viso a viso" quante insidie nasconde al suo interno, ma stiamo scherzando!?!
E se poi guardandola in faccia mi accorgo che ha quel capello è fuori posto, che io immaginavo perfetto. Se poi mi accorgo che ha un modo di gesticolare che, quando sono stanco e sonnolente, mi dà fastidio? No meglio l'idea. Meglio che non possa scoprire un cazzo, che non possa scoprire che invece le imperfezioni mi facciano impazzire, e poi come si fa se scopro che le imperfezioni mi piacciono;che le sbeccature della matita, i margini poco definiti di una penna non funzionante mi rendono ebete.
Anzi no, nel mondo delle idee contemporaneo, esiste anche l'idea di imperfezione che è talmente perfetta da non poter essere possibile; e se poi nel mondo del sensibile anche quell'imperfezione, cristoiddio, non sia quella che io avevo immaginato. Siamo in un mondo in cui l'idea di ciò che mi deve piacere, perché è imperfetto e malato e distorto, deve essere necessariamente corrispondete a ciò che ho nella testa. Noi come i greci, siamo qua che ancora idealizziamo e crediamo nella perfezione (magari imperfetta, ma comunque è perfezione, vabbbbene?!).
Io sono colpevole, sì, amo l'emblema della perfezione perfetta, il palindromo. E' inquietante e affascinante allo stesso tempo.
E allora non uscite più più, statevene a casa davanti al piccì, con la vostra paura del sensibile e con le vostre angosce quotidiane, a immaginare l'imperfezione perfetta (occhio alle seghe però, si rischia la tendinite, eh!), così almeno in questo senso tutto sarà imperfettamente al suo perfetto posto, come tutto ciò fosse imperfettamente palindromo, come la vita.
Buon PalindromeDay ragazzi.
E allora non uscite più più, statevene a casa davanti al piccì, con la vostra paura del sensibile e con le vostre angosce quotidiane, a immaginare l'imperfezione perfetta (occhio alle seghe però, si rischia la tendinite, eh!), così almeno in questo senso tutto sarà imperfettamente al suo perfetto posto, come tutto ciò fosse imperfettamente palindromo, come la vita.