martedì 21 febbraio 2012

Puntata n°10: .itopinonavevanonipoti.

.Oggi. 
.21022012. 
E' una data palindroma. Un giorno palindromo. 

Una sequenza di numeri che si evolvono in cifre ribaltabili senza problema alcuno. Il problema qual'è? E' che come gira, gira, la questione resta la medesima, non solo nella sostanza, ma proprio nella forma. 
Sembra incredibile! Eppure il palindromo c'è, esiste, popola il nostro mondo e lo influenza. Anzi forse noi viviamo in un mondo palindromo. I palindromi sono ovunque. Si nascondono sotto il cappello e gli occhiali da sole ad ogni angolo di strada.

Tutto è palindromo. 
Ma solo qualcosa lo è evidentemente. 

Per chi come me è affascinato da questa esternazione di percorsi percorribili in entrambi i versi (perché identici, polipercorribili, polifunzionali, poli della stesso percorso), non solo ne è attratto dalla perfezione geometrica, o dalla chiarezza con cui si legge o si intende tale cosa, ma è altratto molto probabilmente dal gioco enigmatico che c'è al suo interno. 

Dai il palindromo è troppo perfetto in un mondo imperfetto.

E' totale emblema di imperfezione data dalla ciclicità schifosa e impossibile da scardinare delle nostre vite. Ad esempio, no per dire, io ora dovrei uscire di casa e invece sto qua scrivere un blog, quanto cazzo poco ha senso questa cosa e questa vita (la mia)? 
E nulla sto qua che parlo di palindromi, che invece hanno senso, sono perfetti. 
Perché sì, ammettiamolo no, è più bello vivere nel mondo delle "Idee di Platone". 
Idealizzare tutto: persone, vite, prospettive, luoghi, racconti e relazioni. Il tangibile è una merda diciamocelo. E' imperfetto, sporco, logoro. Presenta problemi, opacità, retaggi impossibili da scrostare. Invece guarda lì, l'idea come è perfetta, come mi piace quell'idea precisa e idealizzata che sta lì. Il guardare in faccia una persona e parlarci "viso a viso" quante insidie nasconde al suo interno, ma stiamo scherzando!?!
E se poi guardandola in faccia mi accorgo che ha quel capello è fuori posto, che io immaginavo perfetto. Se poi mi accorgo che ha un modo di gesticolare che, quando sono stanco e sonnolente, mi dà fastidio? No meglio l'idea. Meglio che non possa scoprire un cazzo, che non possa scoprire che invece le imperfezioni mi facciano impazzire, e poi come si fa se scopro che le imperfezioni mi piacciono;che le sbeccature della matita, i margini poco definiti  di una penna non funzionante mi rendono ebete. 
Anzi no, nel mondo delle idee contemporaneo, esiste anche l'idea di imperfezione che è talmente perfetta da non poter essere possibile; e se poi nel mondo del sensibile anche quell'imperfezione, cristoiddio, non sia quella che io avevo immaginato. Siamo in un mondo in cui l'idea di ciò che mi deve piacere, perché è imperfetto e malato e distorto, deve essere necessariamente corrispondete a ciò che ho nella testa. Noi come i greci, siamo qua che ancora idealizziamo e crediamo nella perfezione (magari imperfetta, ma comunque è perfezione, vabbbbene?!)
Io sono colpevole, sì, amo l'emblema della perfezione perfetta, il palindromo. E' inquietante e affascinante allo stesso tempo.
E allora non uscite più più, statevene a casa davanti al piccì, con la vostra paura del sensibile e con le vostre angosce quotidiane, a immaginare l'imperfezione perfetta (occhio alle seghe però, si rischia la tendinite, eh!), così almeno in questo senso tutto sarà imperfettamente al suo perfetto posto, come tutto ciò fosse imperfettamente palindromo, come la vita.
Buon PalindromeDay ragazzi.

lunedì 13 febbraio 2012

Puntata n°9: Ilritornoalleorigini

Ebbene ora basta. Facciamo uno o due o anche tre bei passi indietro.
Cosciente (fortunatamente) che nessuno di voi leggerà mai questo blog di merda proprio in generale, ecco oggi son proprio "di quei giorni lì" (e non parliamo di cicli, menarchi o che dir si voglia), quelli che ti svegli che ti gira tutto intorno. Nel senso proprio che ogni cosa potrebbe urtarti e non solo in senso metaforico. Bene! Bene, ben...! 
Il motivo di tale malumore? Inspiegabile. E' sempre inspiegabile, ma lo sappiamo tutti che mentiamo spudoratamente. Quanto cazzo mentiamo in tutto l'arco della nostra vita. Anche i più onesti di noi. E a chi mentiamo in primis, beh, a noi stessi. Ci reputiamo alle volte così tanto ipocriti da negare anche il fatto di esserlo, ipocriti.
E poi dai davvero abbiamo mille motivi per provare la più suscettibile insofferenza per il mondo e l'umana specie. Perché sì, diciamocelo, la vita è una merda rara, densa di avvenimenti del cazzo, di reazioni a catena inaspettate che collassano inevitabilmente dalle nostre scelte verso un buco nero di problemi sempre più grossi e insormontabili, di sofferenza e di sgomento; e poi anche perché le persone ci deludono, ci schifano e noi le schifiamo a nostra volta (nei migliori dei casi), o nei casi peggiori, ci strappano il cuore con le mani gelide e ce lo mangiano davanti come i migliori zombie dell'ultimo mondo cannibile e possibile esistente, o peggio ci schiacciano (proprio come nelle ultime pagine di La Pelle di Malaparte) con carriarmati che sparano cuori rossi e caramelle, con sopra gli stencil rosa di Hello Kitty, ridendo come dei nazisti che si raccontano meravigliose barzellette sul sapone giudeo.
E tu, sì tu che mi vieni a dire: "no ma la vita è bella, ma la felicità..." ma la vita...ma bella un cazzo? Ma la felicità di chi, di cosa? Epppoi, madddaiii, che non ci credi neanche te (ipocrita appunto con te stesso)! Stiamo tutti malissimo e basta. La vita fa schifo per tutti, non è che io o te siamo dei privilegiati della felicità o della sfiga, in questo senso non lo è nessuno di voi.
Ecco allora uno si alza la mattina e già vorrebbe decapitare ogni essere vivente gli giri attorno. Ogni minima, piccola, impercettibile cosa fuori posto (per noi) diventa motivo di odio e quindi di esercitazione di una qualsivoglia violenza psicologica o mentale su un altro essere umano.
A cominciare dalla signorina bionda che al bar ordina il latte macchiato freddo con quella vocina da cerebrolesa, che poi diciamocelo, macccosaè il lattemacchiato?? Ma puoi davvero bere del lattemacchiato?!? E del barista piacione che le fa il cuoricino grazie alle avanzatissime tecniche da bar. E poi si gira verso il collega e comincia ad elencare i culi delle tipe che ha visto in discoteca il sabato sera prima e di quante ne avrebbe  tranquillamente potuto mettere incinta (fortunatamente, per tutti noi, è un bluff e quindi ci risparmiamo una decina di figli a settimana "stile subumano di genere"). 
E tu? Tu con l'occhio traballante butti giù il tuo doppio-caffè amaro senza zucchero. Ma non contento nel tentativo goffo di dare un senso alla tua inutile vita cerchi di fare il salutista ordinando una bella spremuta di arancia, e giù altro acido nello stomaco, senza zucchero, però, che FA MALE. Certo fa male più delle 3 bottiglie di vino a stomaco vuoto della sera prima...altro acido nello stomaco. E via così. E siamo solo alle nove di mattina.
Gli odori, i rumori, il telefono che squilla sempre, il cane che abbaia, la vicina che ascolta i neomelodici napoletani a palla di fuoco. Tutto è insofferenza, la gente che parla, parla, parla, macchecavraidadirepoi. Maccosaparliamoafare. Comunichiamo maperqualeragione. Boh. Nonloso.
E poi nulla, hai quel chiodo fisso lì, che ti martelli sempre più forte nella testa, forte e continuamente. Alla base di tutta la tua insofferenza quello è il motivo scatenante di tutto, quello che hai intorno che comunque non ti va bene si ravviva come fuoco con l'attizzatoio. La fiammella sta là e basta poco per far sì che le fiamme siano di nuovo alte.
E' inutile che provi a tirarci l'acqua sopra, occhio che potrebbe essere vodka.

sabato 4 febbraio 2012

Puntata n°8: lanevebianca, laneverossocapillaricheesplodono.

Roma. Febbraio. Ecco cade incredibilmente tantissima neve, non smette è tutto bianco. Roma: la città meno bianca al mondo, stasera è tutta bianca. Uscire a farsi sanguinare ancora di più il naso dal freddo è una pena giusta da scontare per uno spettacolo raro. Davanti casa mia c'è un parchetto e la ferrovia, con un sottopassaggio, ecco dopo il sottopassaggio c'è un tipo con le galline. E poi c'è la sterpaglia, con la neve sembra proprio boscaglia e un casale, appare come una costruzione di quelle sai quelle sulle linee ferroviarie, proprio quei casali lì. La neve non scivola addosso come la pioggia, che si scivolerà pure ma poi si insinua nella testa...La neve si posa, come batuffoli sulla testa, sulle gambe, sulle scarpe, sulle baccia.La neve si posa e basta, non sembra quasi essere composta di H2O. Questo ci insegna che lo stato delle cose è importante. Ecco non solo la sostanza ma anche come essa si presenta, ecco lo stato fisico si una cosa, la sua forma. All'Università non avrei trovato migliore metafora che si avicinasse alla verità fisica come questa. La composizione chimica è sostanza, gli elementi sono quelli, la sostanza non cambia no, ma la forma, lo stato in cui essa si presenta, beh, cambia radicalmente la questione. Non trovate?
Trovo che il tutto sia qui. Dannatamente chiaro e invariabile nella sostanza, ma indicibile, confuso e melodrammatico nella forma.
Fuori nevica ancora e spero continui, continui e continui, domani vorrei ancora sputare sangue. Ancora un po', il rosso e il banco stanno divinamente insieme, è una questione di forma, di stato. Di interazione tra colori. 
Ora ha smesso, pioviccica, la sostanza è la stessa, ma il tutto cambia.
La perfezione.
Sarebbe stato perfetto morire adesso a 27 anni, esteticamente perfetto. 
La sostanza è quella del resto non cambia, ma pensa alla forma, una forma perfetta, la forma perfetta è la fine, l'assoluto, la fine di tutto.
Sarebbe stata la serata perfetta per buttarsi di sotto vestita di bianco come un fiocco, e poi il rosso, (richiama il rosso del bicchiere del vino che si frantuma di fianco al corpo tremate, al rosso che cola sul dito e poi in terra - le immagini del drammone perfetto, sfociando grottescamente nel radical chic), quello perfetto dei capillari, e di ben altro, in quel momento, pensatelo mischiato visivamente al bianco della neve, che bomba (neanche il finale di Kill Bill vol.1, ah Tarantino me fai una pippa bianca e rossa a due mani!!).
Ah, signori, l'estetica, l'estica perfetta. Una morte perfetta. In un giorno perfetto. In una forma perfetta.
Il bianco. Il rosso. La neve. Il sangue. 27 anni.
La mancanza di senso. La leggerezza.
L'H2O.
La perfezione.
La fine.
(Cheallafinecelosiamoscritticolsanguemestrualesulnostrocorpochenonlafine.no.perché ioneicentrisocialiteparemedevovedereigruppiconilcancroistantaneoaipolmonichepoiè lafinedacero.einvecenolafinenonèlafine.mel'eroandataascrivererimasulcorpocolpennarellorossosangue.)

sabato 14 gennaio 2012

Puntata n°7: quandopiovecomepiove?

Premessa, non so che ho(?), ma questo post non fa tanto ridere (chestrano! sarà l'hangover di ieri e mercoledì assieme).

Un po' di tempo fa mi scrivevo con un amico, ci diciamo vicendevolmente che nelle nostre città temporaneamente abitate dai nostri corpi sta piovendo. Finiamo a parlare, proprio come i vecchi alla posta che ritirano la pensione, del tempo atmosferico, in particolare della pioggia. Lui mi fa: "Non saremo un po' banali, ma possiamo elencare tutti i tipi di pioggia...". Al che rispondo: "Amo la pioggia e parlare dei tipi di pioggia; ad esempio qua Roma piove fitto, sai quella pioggia densa e pesante?". A Roma, in effetti, pioveva tanto e ininterrottamente dalla notte precedente, coi tuoni, lampi e saette, tirava il vento stronzo (un uragano); sì, dai che lo sai, è  proprio quella pioggia tipica di Roma che ti si attacca addosso e poi non ti molla più, con l'umido che scava nelle ossa. Gli acquazzoni che vanno e che vengono e spesso "vengono" proprio mentre tu sei per strada senza ombrello a piedi a kilometri dal posto da raggiungere. Lui, ubicato invece nel nord-ovest dell'Europa franco-rodanese, mi racconta della pioggerella 
fina e persistente che quasi non ti accorgi che esista fisicamente, impalpabile, ma con il vento "sfondaombrelli". Alla fine un po' ti ci abitui, che quasi ci convivi - poi però arrivano quelle folate di vento che ti destano in modo fastidioso e ti ricordano che, comunque vada, ti stai bagnando -, o forse no. 
Da lì i luoghi comuni sulla pioggia londinese, quella quella irlandese e su quella russo siberiana (ma poi pioverà davvero anche lì, o sarà solo una distesa immensa di gelo e gulag?). 
La pioggia non è solo musicale, è proprio che ogni pioggia ha il suo tipo di musica. Ogni città ha il suo tipo di pioggia. Ogni dittongo che compone una parola scritta o detta è una molecola di  quell'H2O con un Ph più o meno inferiore a 5. Ogni cosa ha quindi un suo corrispettivo scomposto composto da qualche parte col suo tipo di musica. E allora io ora vorrei stare sotto la pioggia di un'altra città. Accorcio le distanze immateriali, ma non quelle materiali.
Ora spengo le orecchie e roteo gli occhi: sono sotto la pioggia di un'altra planimetria con la giusta musica e ogni cosa sembra essere al suo posto, tranne il mio corpo; tutto realmente incasellato, tranne la carne, le ossa, i muscoli, le cervella. In me non alberga dubbio, terrore o paura, questa è la cosa più spaventosa. Non ho più alcuna paura di soffrire. Un calcio in faccia e via. L'unico martirio sarà la futura ingestibile assenza e la tangibile inconsistenza.
Alienazione. Respirare brina e nebbia.
Si può amare qualcosa di immateriale? Può nella quotidianità  ciò diventare come quella pioggerellina che concettualmente non esiste, ma poi ti prende a schiaffi e ti ricorda che fisicamente è lì a bagnarti costantemente?
Accorcio le distanze tra me e me
. Vorrei accorciale anche con te. Accorcio le distanze. Il sangue pompa lontano e prosciuga -  collasso (male) - cardiocircolatorio - resta qua...